lunedì 1 maggio 2017

Un pluriomicida dentro Alisei Ong?


Credit Emilio Morenatti/Associated Press


Nei giorni scorsi un'inchiesta del quotidiano inglese The Guardian, basata su un documento dell'intelligence italiano, ha fatto una rivelazione sorprendente: miliziani dell'ISIS sarebbero stati curati in Italia e in Europa infiltrandosi come combattenti feriti dell'esercito libico legittimo.
Secondo le carte dell'intelligence visionate dal giornale inglese, gli jihadisti, che sono coinvolti anche nel traffico di esseri umani, userebbero questa strategia per viaggiare fuori dalla Libia utilizzando passaporti falsi allo scopo di farsi curare le ferite di guerra negli ospedali europei.
Il documento fa riferimento anche ad un progetto sanitario per la "riabilitazione e la cura dei libici feriti" che gli 007 italiani definiscono ambiguo, nonostante questo sia riconosciuto dall'ONU e dal Governo di Tripoli. Secondo la stessa intelligence la Libia starebbe finanziando inconsapevolmente i viaggi e le cure mediche di questi terroristi.

Dopo avere letto questa inquietante inchiesta ho fatto una ricerca tra i miei documenti, visto che mi ricordavo che Alisei ONG, l'associazione milanese che di filantropico ha solo il nome, fosse attiva in questo paese.
E infatti ricordavo bene, nel 2011 presso l'Universita Statale di Milano è stato fondato il Comitato italo-libico Ma'an li-l Ghad / Insieme per il domani, di cui Alisei Ong è attore e promotore.
Questo comitato ha come missione fornire un aiuto sanitario alla popolazione libica sconvolta dalla guerra.
"Il Comitato - cito le parole di presentazione - ha promosso un progetto di aiuto di urgenza organizzando missioni di medici e tecnici sanitari, l'invio di medicinali, materiali e strutture sanitarie, la raccolta dei fondi e dei generi da trasferire nelle aree più colpite. Il Comitato, in Libia, ha sottoscritto un accordo istituzionale con il Ministero della Sanità, in partenariato con il Ministero degli Affari Sociali e con la Lybia Disabled Association. In particolare, l'equipe del Comitato ha operato e sta operando nel Centro Ortopedico di Bengasi, e ha raggiunto i seguenti risultati: formazione e aggiornamento del personale medico e sanitario e sostegno all'organizzazione del servizio; supporto alle attività medico-sanitarie ai pazienti feriti di guerra, soprattutto vittime di amputazioni e bisognosi di protesi [...]" (dall'articolo http://bit.ly/2pmveVO)


MEMBRI DEL COMITATO

Cristiana Fiamingo, Presidente del Comitato Italo-Libico, docente di storia e istituzioni dell’Africa presso la facoltà di scienze politiche dell’Università Statale di Milano
Emilio Cellurale, Segretario del Comitato Italo-Libico, Vice presidente della Ong Alisei, laurea in economia e commercio, esperto di programmazione e controllo e auditing in particolare nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale e aiuto umanitario.
Hassan Gritli
Ruggero Tozzo, Presidente della Ong Alisei, pedagogista, esperto di cooperazione internazionale e aiuto umanitario, collabora con il master di economia e relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano (ASERI).
Pietro Berardi, ingegnere civile, imprenditore, consulente aziendale con specializzazione nell’area del Nord Africa, collaboratore di Enercon S.r.l. - Forniture industriali e progettazione.
Aldo Rossi, laurea in economia e commercio, dottore commercialista, rappresentante del Rotary di Milano
Giorgio Pagano, già sindaco di La Spezia, presidente dell’associazione Funzionari senza Frontiere, si occupa di cooperazione internazionale nell'ANCI e di politiche urbane nella Rete delle Città Strategiche, presiede inoltre l'associazione culturale Mediterraneo.
Antonietta Postacchini, psicologa dell’Ospedale S. Eugenio di Roma esperta in progetti di cooperazione internazionale e aiuto umanitario.
Giuseppe Gaipa, biologo e ricercatore sulle leucemie infantili presso la Fondazione Tettamanti presso l’ospedale S. Gerardo di Monza.
Leonardo Cazzaniga, medico responsabile del Pronto Soccorso dell’ospedale di Saronno (VA).
Federica Crivellaro, ricercatrice universitaria, dottorato all’Università di Cambridge, con specializzazione in archeologia, antropologia, etnografia dell’Africa, evoluzione culturale e biologia evolutiva.
Giuseppe Magnaghi, agronomo fitopatologo, già esperto del Ministero Affari Esteri italiano e della Regione Piemonte in cooperazione internazionale, rappresentante dell’Associazione Seniores.
Rosanna Stringa, capo sala, esperta di gestione dei servizi sanitari presso l’ospedale C.T.O. di Milano.
Luciano Venturi, veterinario, già direttore dei Servizi veterinari della ASL di Ravenna, docente in Principi e metodi di cooperazione internazionale all’Università di Bologna presso la facoltà di medicina veterinaria, esperto per la CE sulle zoonosi.
Luciano Viadana, laurea in Economia e Commercio, ora titolare di un’agenzia di intermediazione immobiliare fiduciaria del movimento cooperativo milanese (Lega delle Cooperative), per il quale in passato ha operato come dirigente amministrativo e finanziario

Ora non so perché un nome abbia attratto più di altri la mia attenzione, ma sono andato a fare una ricerca in rete su Leonardo Cazzaniga.
Questo medico è salito alle cronache nazionali lo scorso inverno per una vicenda a dir poco raccapricciante: insieme ad una infermiera, sua amante, ha ucciso ("avrebbe" ucciso, poiché il processo non si è ancora tenuto) almeno 5 pazienti dell'ospedale di Saronno, somministrando loro una serie di medicinali che debilitavano gli anziani fino al sopraggiungere della morte. 
Sorprendente che costui facesse parte di un comitato costituito da società civile i cui scopi invece avrebbero dovuti essere l'aiuto umanitario?
Non tanto, visto che Alisei, come dimostrato dalle testimonianze di diverse persone, tra cui ex cooperanti negli ultimi 15 anni è stata più volte accusata di avere distratto finanziamenti pubblici destinati non solo alla cooperazione internazionale, ma anche a vere e proprie emergenze umanitarie, come la ricostruzione dallo tsunami in Asia o la realizzazione di scuole in Africa. Impossessarsi di soldi destinati ai kit di sopravvivenza (per desalinizzare l'acqua) da distribuire alle popolazioni del sud-est asiatico, messe in ginocchio dallo tsunami, o dei soldi destinati all'acquisto e alla spedizione di un centro attrezzato di medicina mobile (sia i kit che il centro mobile non sono mai arrivati a destinazione. Per chi fosse interessar ad approfondire questo argomento vi consiglio questo link: http://bit.ly/1IGyFpk e anche questo altro: http://bit.ly/2qCPN1G) è forse meno grave dei reati di cui è accusato il dott. Cazzaniga? Io credo di no, ma questa è la mia opinione. 
Ma singolare è anche la presenza di Luciano Venturi, il quale sostiene di non avere avuto più nulla a che fare con Alisei dal 2007, dopo avere contribuito alla truffa autocostruzione a Ravenna... Il Comitato è stato costituito nel 2011 quindi il dott. Venturi forse soffre di Alzheimer.

Il Dott. Leonardo Cazzaniga


Ora le domande che mi pongo sono le seguenti: che ci fa Alisei ONG in Libia? Visto che in questi 15 anni abbiamo imparato a conoscerne lo spirito tutt'altro che filantropico, non è che dietro al fantomatico Comitato Assistenza Feriti Libici citato dall'inchiesta del quotidiano inglese non ci siano proprio Tozzo & company?

venerdì 3 febbraio 2017

Ruben Oliva vince la causa contro Alisei Ong.


Ruben Oliva è stato l'unico giornalista di una testata nazionale a visitare il cantiere di autocostruzione assistita di Alisei Ong a Filetto (RA) durante la sua occupazione nel 2012.
Durante la sua visita ha girato immagini e ha intervistato i testimoni e protagonisti della vicenda, al fine di scrivere un articolo pubblicato il 10 ottobre 2012 sul Corriere della Sera.

94 notti di occupazione del cantiere da parte di alcune famiglie nel 2012





Questo il suo lavoro, intitolato "Il sogno della casa autocostruita con l'Ong diventa una beffa (e una truffa)":

sabato 21 gennaio 2017

Le palazzine autocostruite verranno destinate ai profughi.

le palazzine del progetto di Vicomoscano, nel comune di Casalmaggiore

A Casalmaggiore (CR) la proposta è stata formalizzata: destinare le strutture disabitate del progetto di autocostruzione assistita per accogliere i profughi. Ci sarebbe infatti un imprenditore interessato ad ospitarvi dei profughi. A darne notizia il quotidiano online OglioPoNews.

ll Comune di Casalmaggiore - come già scrissi in un articolo precedente - ha aderito nell'anno 2006 al progetto di Autocostruzione" come riporta la pagina web del comune in provincia di Cremona.

Il progetto ha coinvolto Alisei ONG, individuata dall’amministrazione locale attraverso un bando pubblico, con l’incarico di gestire e accompagnare le famiglie di autocostruttori nella realizzazione di 20 villette.
Purtroppo però il progetto ha incontrato delle difficoltà, anche se nell’anno 2011 le 20 famiglie sono andate ad abitare le proprie case nonostante non siano mai stati completati i lavori di urbanizzazione a carico del Comune.

Nel 2012 lo stesso quotidiano precedentemente citato intervistava l'ex Sindaco Luciano Toscani che descriveva così la situazione: "il quartiere necessita di interventi di urbanizzazione, come l’asfaltatura della strada, la manutenzione del verde nell’area centrale che, in sede progettuale, doveva costituire proprio il punto d’incontro delle famiglie, il luogo di condivisione. Manca ancora l’impianto di illuminazione. Insomma, ci sono alcuni interventi da fare per concludere definitivamente il progetto. Credo sia importante per Casalmaggiore completare quest’opera. Bisogna farlo anche per queste persone che realmente si sono costruite la casa con le proprie mani, col sudore della propria fronte” (tratto dall’articolo pubblicato su OglioPoNews).

Nonostante questi propositi i lavori non sono mai stati conclusi, anzi l'amministrazione comunale, come dichiara Domenico Ferrari, uno degli autocostruttori avrebbe confessato che il programma dell’Autocostruzione ed eventuali suoi adeguamenti appare in fondo alla lista delle priorità.

Analogo orientamento avrebbe il Comune di Ravenna, che in località Filetto, sempre insieme ad Alisei, aveva avviato un progetto di autocostruzione assistita denominato "Un tetto per tutti".
Come a Casalmaggiore e come in molte altre località dove il progetto venne condotto, il cantiere si è interrotto per l'abbandono di Alisei e la mancanza di vigilanza della Banca e del Comune, nonostante gli sforzi delle famiglie che vi hanno lavorato, gratuitamente, ogni fine settimana per 3 anni.

Il Comune di Ravenna nel 2013 ha dichiarato decaduta la concessione, rientrando in possesso del lotto di terreno e del cantiere che insiste su di esso. Alle famiglie niente, anzi sono state citate per danni. La richiesta? 3 milioni € per inadempienza.
Questo ha permesso alla stessa amministrazione comunale di procedere con la pubblicazione di un bando, dell'importo di € 1.185.000 che porterà al completamento delle 14 palazzine entro il 2017.


immagini del cantiere di Filetto (RA) dello scorso mese di novembre.
Le case, una volta concluse, verranno assegnate a famiglie presenti nelle liste di attesa delle case popolari del Comune di Ravenna, disposti a trasferirsi a Filetto, distante 18 km da Ravenna e 10 km da Russi, o con più probabilità verranno utilizzate dai servizi sociali preposti del Comune per accogliervi famiglie di immigrati.

E così si metterebbe in atto la famosa economia circolare: si fa un bando che coinvolge giovani famiglie con la prospettiva della casa, le si fa lavorare gratis e, una volta fatto fallire il progetto, si arricchiscono associazioni e cooperative che potranno lucrare sui costi sostenuti dallo Stato italiano per assistere gli immigrati, ovvero i convenzionali 35 €/giorno a testa. Geniale!

giovedì 5 gennaio 2017

Le Ong sono coinvolte nel traffico di esseri umani.

L'utilizzo del software AIS (Sistema Automatico di Identificazione del traffico marittimo) e la testimonianza del giornalista dell'emittente olandese RTL Nieuws sembrerebbero provare che le Ong e la Marina Militare italiana coordinano le loro azioni nel traffico di clandestini dalla Libia.
foto tratta da Malta Today

venerdì 11 novembre 2016

La Wanna Marchi degli architetti.

Il 12 febbraio 2008, in occasione del del corso “Urban Design Workshop” della Laurea specialistica in Architettura, fu inviato al Politecnico di Milano l’architetto Ottavio Tozzo, presidente della Ong Alisei, a parlare di housing sociale e autocostruzione.
Questo il suo intervento.


Ottavio Tozzo, presidente di Alisei Ong fino al 2010.



Questi alcuni dei progetti di autocostruzione che hanno visto la regia di Alisei Ong:
RAVENNA


BESANA BRIANZA (MB)


TREZZO SULL'ADDA (MI)


PADERNO DUGNANO (MI)



Degli altri progetti di autocostruzione di Alisei Ong non si hanno le immagini, sono invece facilmente reperibili in rete gli articoli che ne sanciscono il fallimento.
Si tratta dei cantieri di Brescia (BR), Vimodrone (MI), ma anche Pieve Emanuele (MI), Savarna (RA), Casalmaggiore (CR) ed altri ancora. Una lista completa ho provato a scriverla in un altro articolo di questo blog, che potete leggere a questo link.

Ottavio Tozzo è un cittadino che si trova ancora a piede libero, ufficialmente infatti la Magistratura non si è ancora mossa nei suoi confronti, non sono ancora stati accertati illeciti sulla sua condotta e su quella degli altri componenti della "banda" di Alisei Ong.
Di questa vicenda ho informato anche l'Ordine degli Architetti di Milano, dove Tozzo risulta ancora iscritto. Il Consigliere Segretario dell'Ordine mi rispose nel 2013 dichiarando che per avviare una formale istruttoria avrei dovuto fare un formale esposto, in duplice copia, con leggero scappellamento a destra... Contenti loro di avere un collega così, per me se lo possono anche tenere!







sabato 5 novembre 2016

Cooperazione fantasma, condanne a Trento.


Nelle pagine di questo blog un po' di tempo fa avevo parlato di una inchiesta che era in corso in Trentino su alcune associazioni Onlus indagate per avere distratto finanziamenti pubblici della Provincia di Trento destinati a progetti sociali in Africa.