giovedì 5 gennaio 2017

Le Ong sono coinvolte nel traffico di esseri umani.

L'utilizzo del software AIS (Sistema Automatico di Identificazione del traffico marittimo) e la testimonianza del giornalista dell'emittente olandese RTL Nieuws sembrerebbero provare che le Ong e la Marina Militare italiana coordinano le loro azioni nel traffico di clandestini dalla Libia.
foto tratta da Malta Today
Dalla destituzione di Gheddafi un numero sempre maggiore di africani entra illegalmente in Europa. Essi usano le coste libiche per attraversare il Mediterraneo. Le organizzazioni "umanitarie" rappresentano spesso un vettore indispensabile a compiere questa tratta. Abbiamo notato che la Marina Militare italiana, le Ong e i trafficanti locali coordinano le loro azioni. Comunque si voglia definire, queste modo di operare è opaco. 
Ong olandesi, tedesche e maltesi sono parte della rete del traffico di clandestini, e uno si potrebbe chedersi se esse stesse non facciano parte dell'organizzazione criminale.
Qualunque sia il motivo che le spinga a ciò, il comportamento di queste Ong è illegale, e tale crimine dovrebbe essere perseguito indipendentemente dall'intenzione di chi lo commette.
La fondazione Gefira ha seguito i movimenti della nave Golfo Azzurro il 12 ottobre scorso, utilizzando il sistema AIS (Sistema automatico di Identificazione del traffico marittimo), twitter e gli aggiornamenti in diretta della giornalista olandese Eveline Rethmeier a bordo della stessa nave.
Alle ore 21:15 del 12 ottobre 113 persone sono state salvate a 8,5 miglia marine dalle coste libiche di Mellitah dall'intervento di 4 navi utilizzate dalle Ong: la Phoenix, l'Astral, La Iuventa e la Golfo Azzurro. In quel momento le 4 navi erano dentro le acque territoriali libiche.
Durante le operazioni 17 persone sono state dichiarate disperse, tra cui un bambino di 3 anni. 

Alle ore 8:00 di mercoledì 12 ottobre la Marina Militare italiana ha informato il comandante della Golfo Azzurro dell'imminente operazione di salvataggio, circa 13 ore in anticipo; questo ha condotto la Golfo Azzurro in acque territoriali libiche. La giornalista Eveline Rethmeier, corrispondente dell'emittente RTL Nieuwsera a bordo della nave. 

Alle 20:23 pubblica un video dove Matteo, il "capo missione", informa l'equipaggio che sta per accadere qualcosa:

video
video tratto dall'emittente RTL Nieuws


Nel suo blog scrive: "alle ore 8:00 di questa mattina abbiamo ricevuto la notizia di una imbarcazione in avaria a 30 miglia dalla nostra posizione. La Guardia Costiera italiana ha chiesto assistenza in quell'area. Abbiamo ricevuto istruzioni da Matteo, il capo missione, il quale ci ha detto di tenerci pronti a ricevere ospiti."

La Guardia Costiera non ha diretto solamente la nave Golfo Azzurro nelle acque libiche, ma anche la Phoenix, l'Astral e la Iuventa. Secondo il giornale Malta Today: "erano circa le ore 19 quando il Centro di Coordinamento Soccorso Marittimo di Roma ha contattato la Phoenix. Tuttavia la nave in avaria è stata individuata solo alle ore 21:20 grazie all'utilizzo di droni in dotazione alla Phoenix. In collaborazione con le altre Ong coinvolte nelle operazioni di salvataggio, l'operazione di soccorso è stata attivata rapidamente." La Golfo Azzurro è stata messa in preallarme alle ore 8:00, oltre 12 ore prima dell'avvistamento!


dal sito Marine Traffic, le “evoluzioni” delle navi coinvolte nel salvataggio del gommone con 113 persone a bordo, il 12 ottobre 2016.

Durante la settimana durante la quale Gefira.org ha monitorato l'area, quattro rimorchiatori italiani, tra cui il Megrez, hanno stazionato nei pressi di Mellitah, la maggior parte del tempo in attesa.

Mentre la Golfo Azzurro cominciava l'avvicinamento alla nave in difficoltà per assisterla, ci sono volute 10 ore prima che il Megrez, uno dei rimorchiatori, lasciasse il porto di Mellitah (alle ore 20:00) nella direzione del punto di soccorso.
Il Megrez ha navigato 6 miglia in mare aperto, a 2 miglia dalla nave in avaria. Alle 20:40 ha raggiunto il punto finale e senza fermarsi ha virato tornando verso Mellitah, dove è arrivato alle 21:17. L'intero tragitto, incuso l'orario e la velocità è stato registrato dal sistema AIS.
Sembra quasi che il Megrez abbia abbandonato qualcosa in mare aperto e immediatamente è tornato verso casa. 40 minuti più tardi dopo che il rimorchiatore aveva virato, con perfetto tempismo, la Phoenix ha avvistato una barca con i migranti a bordo.
A 8,5 miglia da Mellitah, in acque libiche, le quattro navi appartenenti alle Ong europee hanno cominciato la missione di soccorso e salvato 113 persone. Il porto sicuro più vicino è Zarzis in Tunisia, a circa 65 miglia nautiche da quel punto. Il porto è visitato di frequente dalle imbarcazioni di queste Ong. Invece di portarli a Zarzis, la Phoenix ha percorso 275 miglia a nord, verso le coste italiane. Ovviamente i passeggeri avevano pagato cifre comprese tra 1000 e 1500 € per essere accompagnate in Europa, e non in Tunisia.

foto tratta dal sito http://www.newropeans-magazine.org/

Sulla base di queste osservazioni è evidente che le autorità italiane hanno saputo in anticipo che si sarebbe verificato un'operazione di salvataggio quella stessa notte.
Esse hanno contattato la nave Golfo Azzurro molte ore prima mentre la nave era a oltre 30 miglia dalla costa libica. Il capitano sapeva che era in programma un trasbordo di migranti, anche se non c'era ancora stato un segnale di emergenza. In quel momento i migranti erano ancora probabilmente in Libia. Alle 19:00 la Phoenix era stata allertata dalla Guardia Costiera italiana e indirizzata al punto prestabilito. Alle 20:00 il rimorchiatore Megrez lascia le coste libiche. 2 miglia dal punto prestabilito di raccolta, alle 20:40 vira e torna sui propri passi. 40 minuti più tardi la Phoenix avvista la nave in avaria. L'intera operazione era programmata nei minimi dettagli.




La tempistica dell’operazione congiunta tra guardia costiera e navi ONG, con l’inquietante comparsa di un rimorchiatore italiano che non si sa cosa rimorchiasse.



Traduzione dell'articolo pubblicato su Newropeans-magazine.org