martedì 26 luglio 2016

Alisei Ong e il balletto dei tribunali.

Palazzo Blu - Joan Mirò


  Lo scorso 8 luglio Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha accolto l'istanza cautelare del Ministero degli Esteri (Ricorso numero: 3431/2016) e, per l'effetto, ha sospeso l'esecutività della sentenza del Tribunale amministrativo regionale (TAR del Lazio) revocando nuovamente l'idoneità alla Ong Alisei.


A 10 anni dalla prima decisione da parte del Ministero degli Esteri di cancellare Alisei Ong dall'elenco delle Ong riconosciute idonee ad operare al fianco della Protezione Civile  in ambiti delicati come la cooperazione internazionale e la gestione della emergenza umanitarie, sarà necessario aspettare il 2017 per avere l'udienza definitiva, che metterà forse fine a questa infinita e a tratti ridicola querelle fatta di decisioni, ricorsi, appelli e controappelli che disegna una situazione grottesca della Giustizia italiana, oltre che gettare nuove inquietanti ombre sul mondo della Cooperazione e dell'Associazionismo.




Ordinanza del Consiglio di Stato sull'idoneità di Alisei Ong. from Matteo Mattioli


Non sono quindi stati sufficienti 10 anni di battaglie giudiziarie al Ministero degli Affari Esteri per avere ragione di Alisei Ong che ha distratto finanziamenti pubblici destinati a progetti umanitari in diversi paesi del mondo, come nella ricostruzione post tsunami in Sri Lankama anche in Bolivia, Angola ed Etiopia.

Non sono bastati i fermi amministrativi, quello del 2006 della Protezione Civile e del Ministero dell'Istruzione del 2011, una causa del Tribunale Europeo del 2008, conclusasi con la condanna a pagare 4,5 milioni €, 3 revoche di finanziamenti del MAE nel 2013 (documentazione disponibile QUI), lo scalpore e lo sdegno suscitato dalla denuncia di un ex-cooperante di Aliseil'inchiesta attivata dalla denuncia dalle famiglie di Filetto (RA) sulla squallida truffa dei progetti di edilizia sociale, dove Alisei ha prima distratto i soldi destinati alla costruzione delle casa e poi ha abbandonando i cantieri.

Ogni volta un cavillo, la mancata comunicazione o il mancato invio di un fax, pregiudicava, secondo l'azzeccagarbugli di turno, la possibilità di difesa dei professionisti dell'inganno e della truffa, ed ogni volta, per ben tre volte, il TAR del Lazio restituiva la verginità  dell'idoneità, l'ultima giusto in tempo per partecipare all'Expo 2015 e rifarsi il trucco...

Se un Ministero del Governo è costretto ad aspettare 10 anni e 5 sentenze solamente per  giudicare inaffidabile, di fronte all'evidenza dei fatti, un'associazione che nonostante gli obblighi di legge non pubblica nemmeno il proprio organigramma ed i propri bilanci, come potranno le famiglie di privati cittadini truffate nei progetti di autocostruzione sperare di ottenere Giustizia nelle opportune sedi?