martedì 4 agosto 2015

Il sistema corruttivo di Alisei Ong. La lettera di un ex-cooperante.

In questo documento che, per garantire l'incolumità della persona che mi ha scritto, pubblico in forma anonima, sono elencati responsabilità e reati gravi che devono essere valutati dagli organi competenti. 


                         
                                                     Lettera prima from Matteo Mattioli



Nel solo 2013 l’Italia ha destinato in aiuto pubblico allo sviluppo 3 miliardi di euro.
Di questi soldi circa 350 milioni sono quelli gestiti direttamente dalle Organizzazioni Non Governative (ONG). 

Ad oggi sono 236* le organizzazioni ritenute idonee dal Ministero degli Esteri a compiere progetti di cooperazione internazionale e conseguentemente a percepire finanziamenti pubblici (questa la lista completa). (*Alisei Ong è stata riammessa provvisoriamente fra le ONG idonee a seguito di ordinanza del TAR, in attesa del giudizio di merito)


Ma come sono distribuiti questi fondi, e soprattutto, come vengono spesi?

In questa tabella la ripartizione dei finanziamenti alle principali e più importanti Ong. 


Rapporto Agire - Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze - anno 2014.

Alla seconda domanda è più difficile dare una risposta.
Nonostante la Corte dei Conti, nel rapporto pubblicato nel 2012, avesse riscontrato “Una serie complessa di disfunzioni” nella gestione dei così detti progetti promossi ed avesse altresì auspicato

"che la DGCS (Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, n.d.r.) adotti in materia una linea di condotta innovativa sul piano “culturale”, introducendo metodologie atte a valutare la convenienza della destinazione alternativa delle risorse finanziarie unitamente ad una diversa qualità dell’informazione contabile, in grado di rendere effettivo il controllo sull’attività, verificandone costi, tempi e modi di svolgimento; nonché, provvedendo a formare risorse professionali da applicare, per un periodo adeguato, alla specifica attività del controllo contabile."
nulla invece è stato fatto, neppure quando se n'è avuta la possibilità, cioè quando con la Legge n.125/2014 il Governo ha riformato dopo 27 anni il settore del Non Profit, riforma che a caldo è stata definita dal padre comboniano Alex Zanotelli "uno schiaffo sia alla dignità del popolo italiano che alla dignità dei tre miliardi di impoveriti nel mondo." (leggi la sua lettera).

Nel corso dell'iter burocratico di approvazione la stessa, se possibile, è vieppiù peggiorata, eliminando quello poco che rimaneva di buono nelle intenzioni ispiratrici: un'Authority garante ed indipendente, che la relatrice del testo, la deputata Donata Lenzi, ha stroncato usando queste parole: “una vigilanza efficace su una platea così vasta richiederebbe una struttura di dimensioni rilevanti, con conseguenti problemi nell’individuazione delle risorse necessarie”.

Che invece l'Authority sia necessaria e indispensabile lo urla a gran voce il documento che ho deciso di pubblicare dopo che il TAR del Lazio ha costretto, per la seconda volta consecutiva, il Ministero degli Esteri a riammettere Alisei Ong nella lista delle Ong idonee, per vizi di forma, per "non aver avviato correttamente il processo di revoca" o per "insufficienti motivazioni". Come se le 4 revoche di finanziamenti ed i 28 cantieri di edilizia sociale abbandonati al degrado potessero essere motivazioni non-sufficienti.