sabato 23 novembre 2013

Solidarietà "mordi e fuggi".


Due settimane fa uno dei più potenti tifoni mai registrati si è abbattuto sulle Filippine.
Gli scienziati hanno classificato il tifone denominato Hayan nella categoria 5, la più pericolosa: oltre ai venti fortissimi, le nubi trascinate dalla furia di Haiyan hanno provocato piogge torrenziali (fino a 200 mm). In via precauzionale sono stati chiusi scuole e uffici e cancellati voli e traghetti. 
Ciò purtroppo non ha evitato che il bilancio della tragedia assumesse proporzioni tragiche: oltre 4 mila vittime e circa 1 milione di sfollati.
"Non c'è un attimo da perdere", oppure "bisogna intervenire subito" sono gli appelli di Primi Ministri, parlamentari, rappresentanti di altre istituzioni, ignorando il fatto che il problema principale dell'aiuto umanitario è coordinare gli interventi e fare in modo che questi raggiungano i punti del paese dove maggiore è il bisogno della popolazione.

 


E soprattutto bisogna porsi una domanda: chi deve gestire questi fondi?
"Oltre agli Stati, alla Commissione Europea e ad altre istituzioni, tutte le grandi (e meno grandi) organizzazioni non profit hanno cominciato a raccogliere denaro. In particolare, sotto l’egida di Agire (Agenzia Italiana Risposta Emergenze) si sono unite alcune grandi “multinazionali” del terzo settore, quali Action Aid, Amref, Cesvi, Coopi, Gvc, Intersos, Oxfam, Sos Villaggi dei bambini, Terre des hommes, Volontariato internazionale per lo sviluppo. Nel caso del tifone delle Filippine, inoltre, Agire e Croce Rossa stanno lavorando insieme, e le donazioni, stimolate anche da Facebook, giungono copiose. Per fortuna, è ovvio.
Ma c’è un tema, molto evidente nelle catastrofi naturali, che vorrei porre alla vostra attenzione, e che la vicenda del terremoto del 2010 ad Haiti ha mostrato: non sempre, infatti, il denaro è stato impiegato in modo efficace, e, tre anni dopo il disastro, le condizioni di vita restano devastanti.(Scrive Marina Sozzi sul proprio blog, pubblicato sul Fatto Quotidiano)."

La posizione di Ong e onlus ad Haiti, dopo il terremoto del gennaio 2010.



Cos'è successo ad Haiti?
A seguito del terremoto che sconvolge l'isola di Haiti Il 12 gennaio 2010, facendo circa 220.000 morti e un milione e mezzo di sfollati, la onlus Agire, che comprende 12 organizzazioni del Terzo Settore apre una sottoscrizione a cui partecipano 9 sue associate. In breve tempo vengono raccolti 14,7 milione di euro, cui vanno aggiunti 6,5 milioni raccolti direttamente dai sostenitori. Una parte di questi soldi viene impiegata per aiuti umanitari immediati alla popolazione, altri (pare 9 milioni) sono stati investiti in "finte" obbligazioni bancarie attraverso la mediazione di un losco personaggio che si "spacciava" da broker. Di questi soldi sembra che circa 2 milioni siano spariti. (Al seguente link la posizione del Consorzio Agire riguardo la vicenda).

Di solidarietà mordi e fuggi parla Mariella Bucalossi, vicepresidente dell'associazione La Gabbianella, che intervistata dal giornale Redattore Sociale, mette in guardia sulla possibilità di ricadere negli errori già commessi in passato, denunciando altresì che il meccanismo mediatico messo in moto avvantaggia le Ong più importanti, che spesso non sono presenti in loco.
“Fino a ieri per le Filippine si parlava già di diecimila vittime, oggi pare che i morti siano quattromila. Ma prima ancora di avere una precisa stima della catastrofe e di quali sono gli ambiti su cui si deve intervenire, su molti media è partita la gara di solidarietà, sono stati attivati conti correnti ed è partito il meccanismo degli sms -spiega a Redattore sociale -. Noi vorremmo che ci fosse un monitoraggio serio di questi fondi donati e che vengano supportate le associazioni che già lavorano sul territorio e che hanno progetti attivi nelle Filippine”. 


Ti potrebbe interessare leggere: