mercoledì 5 giugno 2013

Lettera di diffida di Alisei ONG agli autocostruttori.



                                               
PREMESSE
- L'indagine preliminare di mercato pubblicata dal Comune di Ravenna il 19/06/2003 è rivolta a soggetti che abbiano "già maturato esperienza nel campo dell'autocostruzione",
- nella lettera del 20/06/2003 Alisei ONG esprime interesse e dichiara "di avere maturato specifica esperienza nel campo dell'autocostruzione, come strumento di integrazione sociale tra persone immigrate da paesi extraeuropei e cittadini italiani a basso reddito, in progetti conclusi od in corso di realizzazione nella Regione Umbria, Lombardia e Marche" oltre che "di disporre di una equipe di tecnici e operatori del settore, di consolidata esperienza e strutturata da anni nel settore dell'autocostruzione",
- il link a cui si riferisce l'avvocato è questo: http://bit.ly/11EBfXa con cui il Tar del Lazio, il 1 agosto 2008, giudica violato il principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, in poche parole si conferma l'inadempienza di Alisei ONG, ma si giudica "esagerato" il provvedimento messo in atto. 

Questa diffida, che assomiglia molto a quella inviata all'epoca dell'inchiesta di Ruben Oliva al Corriere della Sera, è assurda, oltre che grottesca.

IL LANCIO SENZA PARACADUTE
Soprattutto il passaggio in cui si afferma che: "Alisei Ong - in quanto Onlus e quindi priva non solo della possibilità normativa ma ancora prima di ogni minima vocazione imprenditoriale - non era in condizione di gestire direttamente un progetto di autocostruzione e, men che meno, di curarne la fase realizzativa".


Chissà se, in tutti i Comuni dove negli anni si sono proposti, hanno mai avuto l'onestà intellettuale di affermare questa cosa, con lo stesso semplice e lineare candore con il quale lo comunicano adesso.

Tra l'altro nella lettera, al periodo precedente, si afferma tra le righe l'assoluta e totale incompetenza di Alisei Ong nella materia, visto che: "...avrebbero a breve dovuto prendere atto che il contesto nazionale non consentiva di prescindere dal ricorso a strutture di natura imprenditoriale".

Come mai hanno scoperto questa cosa, peraltro nota, solo in corso d'opera? È come se un principiante un po' incosciente si lanciasse in una scalata e solo nel mezzo si rendesse conto che senza le corde non è in grado né di proseguire, né di tornare indietro.

C'è da chiedersi, allora, perché si sono proposti al Comune di Ravenna (e in altri Comuni) e ai cittadini/autocostruttori come esperti? 

Poi, se non ci sono società "figlie" di Alisei Ong, bisognerebbe verificare se ci sono state azioni (che non so se qualificare imprudenti o in malafede) figlie di Alisei Ong, come ad esempio: chi ha proposto alla Cooperativa Mani Unite le strutture aziendali che sono intervenute successivamente (tipo Alisei srl; Tozzo; ecc.)? Come sono state promosse/sponsorizzate/raccomandate queste aziende agli autocostruttori e al Comune? Chi si è fatto promotore di queste azioni? A chi è attribuibile questa paternità/responsabilità? Se Alisei, in qualità di soggetto incaricato di gestire e/o accompagnare il processo, ha indirizzato la cooperativa verso certe scelte, la responsabilità non può essere scaricata tout court sui cittadini che, in assoluta buona fede, si sono fidati di un soggetto che è stato selezionato dall'ente pubblico e che, peraltro, si è spacciato per esperto del settore.


IL "GIOCHINO"

Il giochino è facile: inizialmente si vende pubblicamente l'autocostruzione come un processo gestito, controllato, ben rodato, come se fosse un'operazione "chiavi in mano" con risultato certo perchè gestita da esperti. Poi si organizza la struttura formale (giuridica e contrattuale) in modo furbetto, diluendo le responsabilità e scaricando ogni rischio relativo al buon esito del progetto sulla sciagurata cooperativa di autocostruttori. Se tutto va bene si porta a casa, indirettamente, un appalto e un utile a rischio zero, se tutto va male si esce dalla operazione "puliti puliti", lasciando i cittadini da soli in un mare di guai e di debiti.



MAGGIORE RESPONSABILITÀ, MAGGIORE CONTROLLO
L'autocostruzione, soprattutto quando è promossa da un ente pubblico che rintraccia i cittadini beneficiari per mezzo di procedura di evidenza pubblica, deve essere condotta con un livello di governance elevato e responsabile da parte di un ente gestore. Quando dico governance elevata e responsabile, intendo dire che il soggetto gestore deve avere un ruolo centrale in tutte le fasi, compresa quella realizzativa, rispondendo di ciò che non funziona. Gli autocostruttori devono avere un unico soggetto di riferimento, soprattutto nell'esecuzione dei lavori, che sia in grado di farsi carico dell'organizzazione, gestione ed esecuzione dei lavori integrando nelle varie fasi gli autocostruttori con il loro monte ore e le loro piccole o grandi competenze, esperienze e possibilità.


CONCLUSIONE
Per farla breve la cooperativa di autocostruzione (essendo un soggetto giuridico composto di cittadini che non si conoscono e che fanno altri lavori nella vita, priva di capitale sociale siginficativo, priva di curriculum, priva di strutture, priva di certificazioni, priva di esperienza sul campo, priva di fatturato, eccetera) non può essere allo stesso tempo l'appaltatore e il committente, altrimenti resta con il cerino in mano quando tutti i veri responsabili se ne saranno scappati.
Se gli enti pubblici non comprendono che la promozione pubblica dei processi di autocostruzione va monitorara e governata, attraverso soggetti esterni capaci di assumersi responsabilità oggettive, si finirà sempre con il credere all'illusione che sia ancora possibile (nel 2013, in Italia) fare autocostruzione nella totale autogestione e auto-organizzazione di quei cittadini che si fanno coinvolgere in simili processi.
Purtroppo se si lascia alla cooperativa il "pallino", si rischia che la stessa o prenda una pericolosa deriva autogestionale, in preda al delirio di onnipotenza (e questo pure è un problema che si riscontra spesso), oppure venga turlupinata da dubbi personaggi che millantano cose che non sono in grado di gestire e garantire.