sabato 9 febbraio 2013

La politica trasforma un sogno in un incubo.




Dal 2009 ad oggi, il progetto per l’autocostruzione avviato dal Comune di Ravenna, che ha coinvolto un nucleo multietnico di 14 famiglie, scelte attraverso bando pubblico esclusivamente per "il merito" di avere un basso reddito, è rimasto interrotto a causa del fallimento della società Alisei SRL fornitrice (di materiali e maestranze) e beneficiaria dell’appalto.

I terreni popolari, sui quali queste sfortunate famiglie hanno condiviso sudore e impegno per un obiettivo comune, costruirsi con le proprie mani un'abitazione per avere il diritto ad una casa altrimenti non realizzabile ai prezzi di mercato, ospitano ad oggi un cantiere fantasma.

I due edifici grezzi, esposti allo sciacallaggio e alle intemperie sono divisi in appartamenti  che restano senza intonaco, impianti, infissi, rete fognaria, al freddo e all'umidità degli inverni.

E tutto mentre la crisi economica aumenta la domanda di alloggi popolari. Nell'estate 2012, dopo 3 anni di indifferenza politica e fermo dei lavori, alcuni fra i più determinati e indignati autocostruttori, riunitisi fin da principio in cooperativa col nome di “Mani Unite”, iniziano una protesta che dalla raccolta di oltre mille firme in poco più di un mese, muta in ostinata occupazione del cantiere.

Facciamo un passo indietro.


Il Comune di Ravenna, il senatore Mercatali allora governava il Comune in qualità di sindaco, aveva dato il via al progetto facendo in primo luogo indagini di mercato, selezionando Alisei SRL di Milano (distaccamento operativo di Alisei ONG, che per ragione sociale non poteva partecipare ad appalti) quale ditta costruttrice, e si poneva “a tutela e supervisione” del progetto stesso, per garantirne il buon fine e documentarne e archiviarne passo per passo lo sviluppo. Stessa responsabilità, forse, potrebbe essere addebitata a Banca Etica, finanziatrice del cantiere. La buona e consolidata prassi bancaria richiederebbe l'elargizione dei finanziamenti al costruttore, chiunque esso sia, solo dopo la verifica, tramite tecnici di fiducia della banca stessa, del reale stato di avanzamento lavori. Nel caso del cantiere di Filetto ciò non sembra essere avvenuto.

Complice questa totale assenza di controllo, e nonostante le segnalazioni scritte degli autocostruttori a sindaco e assessore competente, Alisei giunse perfino a forzare i tempi e "manipolare" i documenti a proprio vantaggio per l’avanzamento dell’opera facendo pressioni sulle famiglie coinvolte. Il Comune di Ravenna non vigilò mai, non si curò dello stato di un progetto di edilizia popolare.

E anche quando fu messo a conoscenza che il denaro destinato al cantiere di Filetto era  stato appena dirottato, sebbene vietato dalle leggi vigenti, da Alisei su un diverso cantiere, si rifiutò di intervenire in difesa del diritto alla casa per i propri cittadini e della Legalità.




La protesta.



Le proteste hanno ottenuto visibilità e scosso l’opinione pubblica, è parso che si potesse trovare un punto di incontro tra cittadini, ancora fiduciosi in una soluzione consensuale, ed amministrazione comunale di Ravenna.

Poi segue a questa speranza il silenzio di mesi.

Improvvisamente 14 famiglie povere hanno imparato, sulla propria pelle e futuro, cos'è l’omertà.

Il nostro diritto alla casa non interessa più a nessuno. L'unico atto scritto dell'amministrazione Matteucci è la diffida a terminare i lavori entro 60 giorni, pena la decadenza della concessione edilizia (vedi documento a fondo pagina).

L'unica preoccupazione del comune non è la sorte di 14 famiglie ma quella di tutelare Banca Etica di cui il comune di Ravenna è proprietario di quote.


Emergono da un verbale della seduta regionale E/R, le seguenti parole dell'Assessore alla Programmazione Territoriale, Politiche Abitative e Riqualificazione Urbana, Pier Antonio Rivola:
"RIVOLA fa l'esempio del Comune di Ravenna, i cui  funzionari telefonavano ogni giorno per sapere quando sarebbe uscito il bando perché avevano già una cooperativa pronta ed avevano già fatto degli incontri con le persone interessate." dal verbale della Seduta del 22 gennaio 2004.
Post scriptum. 


Cari concittadini, sappiate che il Comune di Ravenna non solo non ha adempiuto ai propri obblighi legali, ma ci ha omaggiato di una diffida che ci priva della possibilità di vedere realizzate le nostre case. Non bastasse, a maggio del 2014 il Comune ci ha citato per danni per 3 milioni €.

                     
                      Diffida del Comune di Ravenna nell'ambito della decadenza di concessione di diritto di superficie area P.E.E.P. di Filetto